Una volta ho letto da qualche parte che bisognerebbe essere come il cielo, infiniti, aperti, mutevoli. Io lo osservo spesso, il cielo. Non ha paura della luce infuocata del Sole, accecante e bruciante. Non ha paura delle nuvole, le lascia passare, non le trattiene né le spinge via. Le nuvole arrivano, passano e se ne vanno. A volte restano per un po' e provocano tuoni, lampi e piogge torrenziali che a noi possono fare paura, ma non al cielo. Il cielo sa che quelle nuvole e quella pioggia sono temporanee e utili, e che il sole tornerà a splendere di nuovo. Il cielo non teme il buio della notte, perché temporaneo, ciclico, rassicurante, necessario allo splendore della luna e delle stelle e complementare alla luce del giorno. Il cielo non teme niente, lascia che tutto sia, nel suo fluire e nel suo divenire. E' così che dovremmo essere.
lunedì 10 giugno 2013
COME IL CIELO
Una volta ho letto da qualche parte che bisognerebbe essere come il cielo, infiniti, aperti, mutevoli. Io lo osservo spesso, il cielo. Non ha paura della luce infuocata del Sole, accecante e bruciante. Non ha paura delle nuvole, le lascia passare, non le trattiene né le spinge via. Le nuvole arrivano, passano e se ne vanno. A volte restano per un po' e provocano tuoni, lampi e piogge torrenziali che a noi possono fare paura, ma non al cielo. Il cielo sa che quelle nuvole e quella pioggia sono temporanee e utili, e che il sole tornerà a splendere di nuovo. Il cielo non teme il buio della notte, perché temporaneo, ciclico, rassicurante, necessario allo splendore della luna e delle stelle e complementare alla luce del giorno. Il cielo non teme niente, lascia che tutto sia, nel suo fluire e nel suo divenire. E' così che dovremmo essere.
mercoledì 5 giugno 2013
SAI, LA GENTE È STRANA
Accusiamo spesso 'la gente' di superficialità quando si limita a giudicare dalle apparenze. Non sono d'accordo, non lo sono minimamente. La 'gente', salvo essere legata a noi da amicizia profonda o amore, non è tenuta a vedere oltre quello che noi mostriamo. La 'gente' non è tenuta a psicanalizzare altra 'gente'. La 'gente' reagisce in base a ciò che vede e il biglietto da visita che porgiamo è fondamentale per il giudizio che questa 'gente' darà su di noi. E' responsabilità nostra dimostrare coerenza tra quello che appare e quello che noi siamo in realtà. Intendiamoci, siamo liberissimi di non farlo. Liberissimi di dare un biglietto da visita opposto a quello che siamo. Probabilmente lo facciamo per una forma di difesa. Probabilmente abbiamo una tale fragilità, una tale sensibilità e una tale vulnerabilità da scegliere di indossare una corazza e mostrare quella, alla 'gente'. Ma siamo colpevoli, prendiamone atto. Colpevoli di non aver capito che fragilità, sensibilità e vulnerabilità sono un pregio, un tesoro, una ricchezza. Sono quello che fa di noi degli esseri umani e quindi creature divine. (che l'aggettivo 'divine' sia inteso dai credenti come sinonimo di 'create da Dio' e dai non credenti o agnostici come sinonimo di 'meravigliose'). Siamo colpevoli di temere il giudizio della 'gente', colpevoli di considerare la 'gente' come il nemico da cui difenderci e non come persone nostre simili nel bene e nel male. Il nemico non è la 'gente', il nemico è la nostra paura. La paura della 'gente', la paura di noi stessi, la paura di essere umanamente imperfetti, la paura di vivere, la paura di ammettere che 'la gente' siamo noi.
INGREDIENTI
Mi è capitato, talvolta, di ricevere un sms e di sbagliare a leggere il mittente. Pensavo di averlo ricevuto da una persona anziché da un'altra (quella che me lo aveva realmente inviato). L'argomento era neutro e banale, dissertazioni su un programma televisivo, sul tempo, sul traffico, sull'influenza. Ho digitato la risposta al messaggio, più o meno elaborata, senza uscire dall'argomento, e un attimo prima di inviarlo mi sono accorta che avevo letto male il mittente, che me l'aveva mandato un'altra persona. A quel punto ho realizzato che il messaggio era totalmente da riscrivere. Eppure l'argomento era quello, e le mie opinioni in merito anche. E allora, che cambiava? Cambiava il linguaggio. Noi non parliamo la stessa lingua con tutti, non usiamo gli stessi toni, e cambia il modo di interagire. Cambiano i codici di comunicazione. Con certe persone usiamo l'ironia, con altre la seriosità, con certe persone utilizziamo il nostro dialetto regionale, con altre parliamo in modo molto più forbito, con qualcuno abbiamo in comune parole che racchiudono un mondo che ci accomuna solo e soltanto a quella persona. Cambiamo profondamente a seconda della persona che abbiamo davanti. Non siamo mai gli stessi, mai. C'è solo la nostra base che rimane la stessa, come una specie di neutra pasta sfoglia. Possiamo diventare dessert o torta rustica, a seconda di chi abbiamo davanti. E quanti tipi di dessert e di torte rustiche! Noi siamo solo ciò che l'interazione con gli altri ci porta ad essere, siamo ispirati dagli altri. Per questo le persone sole sono tristi, perché sono solo misera pasta sfoglia.
martedì 28 maggio 2013
IL GIOCO DELLE REGOLE
Ci sono persone che seguono le regole pedissequamente, alla lettera, e non sgarrano mai. Sono le persone noiose, pedanti, senza fantasia, che non arriveranno mai da nessuna parte. Ci sono persone che le regole non riescono e non vogliono seguirle e fanno esattamente il contrario. Sono i ribelli, che forse da qualche parte arriveranno, ma con prezzi troppo alti da pagare e spesso soli. Ci sono persone che le regole le aggiustano e le modificano a loro uso e consumo, per i loro scopi personali più o meno biechi. Sono i disonesti, che arrivano spesso lontano, ma anche loro soli e spesso infelici. Poi ci sono le persone che le regole le interpretano, ne studiano il significato, ne colgono l'essenza, le plasmano seguendo il buonsenso, le adattano alla situazione cercando di non tradirne il senso. Queste sono le persone che hanno capito il segreto della vita, che arrivano dove vogliono, circondate dall'amore di tutto e di tutti. Sono i padroni del mondo.
lunedì 20 maggio 2013
RESET
Mi sono sempre chiesta cosa succederebbe se potessimo, di tanto in tanto, resettare tutto, nella nostra vita, nella nostra testa, esattamente come si fa con un pc. Se tutti i file della nostra vissuta fino a quel momento, tutti i ricordi, le sensazioni, le emozioni, i desideri, i condizionamenti, i traguardi raggiunti e le sconfitte subite potessero all'improvviso, come per magia, scomparire nel nulla, lasciando nella nostra testa il vuoto totale, un vuoto pneumatico assoluto. Cosa succederebbe a quel punto? Suppongo che dovremmo ripartire da lì, da quello zero assoluto. Ma in che modo, se non abbiamo più tutti quei file che, messi insieme, generano quella indispensabile guida chiamata 'esperienza'? Cos'è che ci guiderebbe, a quel punto? Secondo quale criterio faremmo le nostre scelte? Avremmo gli stessi gusti, saremmo portati verso le stesse cose, percorreremmo le stesse strade, o comunque faremmo percorsi simili? Che peso ha la memoria storica nella nostra vita? E quanto è giusto o meno che abbia il peso che ha? Ogni singola cosa che ci accade, dal momento in cui nasciamo a quello in cui moriamo, lascia un segno indelebile, in qualche modo ci cambia, ci forgia, fa di noi quello che poi saremo. Ma noi abbiamo anche un DNA, partiamo da quello, abbiamo un carattere che è solo nostro, abbiamo gusti e tendenze istintivi, talenti innati, cose per le quali siamo naturalmente portati e altre per cui siamo irrimediabilmente negati. Mi chiedo come sarebbe la nostra vita vissuta solo ed esclusivamente in base al nostro DNA, mi piacerebbe capire come e in quale misura la vita, col nostro abile aiuto, riesce a soffocarlo.
martedì 14 maggio 2013
MADRI CORAGGIO
lunedì 6 maggio 2013
PIAZZA AFFARI (DI CUORE)
Innamorarsi delle potenzialità è come giocare in Borsa: ne puoi uscire arricchito e contento, oppure in miseria e infelice. E' facile innamorarsi delle potenzialità, ovvero di quello che una persona, una relazione, una situazione potrebbe diventare, potrebbe essere. Che al momento non lo sia ci è chiarissimo, quando ce ne innamoriamo, ma vediamo altrettanto chiaramente alcuni precisi e inequivocabili segni, indizi, accenni di una effettiva e reale possibilità di trasformazione, di cambiamento, proprio nello stesso identico modo in cui un bravo creatore di look vede una ragazza bruttina e conciata male e capisce che la può trasformare da brutto anatroccolo in cigno, o nello stesso modo in cui un bravo architetto vede un rudere e intuisce che potrà trasformarsi in reggia. Ma a noi spetta il lavoro arduo, la fatica, l'abilità di capire le tempistiche e le modalità di questa trasformazione, e soprattutto a noi spetta valutare i rischi. Non sarà facile sopportare l'eventuale nostro fallimento senza addossare la colpa al Fato o all'altra persona,. ma l'eventuale colpa è solo nostra, perché nessuno ci ha chiesto di innamorarci di ciò che che non è ma che potrebbe essere. Se lo facciamo, se decidiamo di correre questo rischio, dobbiamo essere disposti a tutto, anche al baratro. Bisogna stare talmente bene con noi stessi, essere talmente in sintonia con il nostro Io da poter rischiare con serenità, perché solo chi non ha niente da perdere non ha paura e può vincere. Solo le persone molto ricche possono giocare in Borsa con tranquillità, perché se vincono saranno ancora più ricche e se perdono saranno ricche comunque.
lunedì 22 aprile 2013
A CAVAL DONATO SI GUARDI IN BOCCA
Un regalo dice molte cose sulla persona che lo fa. E' un grande rivelatore di indizi preziosi sul mittente, e soprattutto sul rapporto che il mittente ha col destinatario, e su ciò che pensa di lui. Ci sono persone che fanno regali che piacciono a loro, fregandosene totalmente dei gusti di chi li deve ricevere. Sono gli egocentrici, quelli a cui non interessa minimamente chi hanno di fronte, perché tutto ruota intorno a loro. Poi ci sono quelli che fanno regali anonimi, che vanno bene per qualunque persona e per qualunque occasione. Questi , disinteressati all'altro come i primi, sono quelli a cui interessa solo svolgere il loro compito con meno impegno e fatica possibile, e per i quali le persone intorno a loro hanno tutte lo stesso valore. Poi ci sono quelli che fanno regali a caso, spesso anche originali, carini, fantasiosi, ma sempre senza rispettare gusti ed esigenze del destinatario. Sono quelli a cui preme solo far vedere quanto siano bravi ad aver pensato proprio a quel regalo così particolare, anche questi egocentrici e completamente disinteressati agli altri. Ci sono anche quelli che fanno regali solo se particolarmente economici o particolarmente costosi, indizio di un rapporto malsano col denaro, di un pericolosissimo spostamento di valori, nonché di un pessimo rapporto con gli altri, con la vita e con se stessi. Ci sono poi quelli che chiedono al destinatario cosa vuole che gli sia regalato. Questi sono forse tra i peggiori in assoluto, perché privi di fantasia, privi di senso di responsabilità, privi di coraggio, privi di gioia nel rendere felici gli altri, e quindi incapaci di farlo. Ci sono poi quelli che non fanno mai regali perché non lo ritengono 'necessario'. Su questi non mi soffermo neanche, non ne vale la pena. E poi, finalmente, c'è quella persona che, fra tante, riesce sempre a farti il regalo 'su misura', il regalo perfetto, anche piccolo piccolo ma che ti rende felice, che ti riempie di gratitudine e contentezza fanciullesca. Ecco, le persone così sono quelle per cui vale la pena impiegare parte del nostro tempo, per cui vale la pena fare qualche sforzo e sacrificio. Queste sono le sole persone da coltivare, da amare, da rispettare, da stimare. Queste sono le persone preziose, preziose come i loro regali.
lunedì 15 aprile 2013
COME LE QUATTRO STAGIONI
C'è qualcosa di meravigliosamente rassicurante nell'alternarsi delle quattro stagioni. Arrivano e se ne vanno puntualmente, ogni anno, segnando la fine di un periodo e l'inizio di un altro. Ci ricordano che tutto ha un inizio e tutto ha una fine, che niente è per sempre. Tutto va, tutto torna. Ma mai nello stesso identico modo. Tutto è sempre uguale e diverso allo stesso tempo. L'inverno si trasforma in primavera, la primavera in estate, l'estate in autunno e l'autunno di nuovo in inverno. Ma ogni volta sarà un inverno diverso, una primavera diversa, un'estate diversa, un autunno diverso. La natura è ciclica, è rotonda, non ha mai un vero inizio e non ha mai una vera fine. E non è mai ripetitiva, anche se sembra esserlo. Ognuno di noi ha una sua stagione preferita e il dispiacere della fine di quella stagione, la stagione del nostro cuore, ci coglie ogni anno, inesorabilmente, ineluttabilmente. Ma il passaggio è graduale, non è traumatico. Le giornate si accorciano o si allungano lentamente, i fiori lentamente sbocciano o appassiscono, le temperature gradualmente si alzano o si abbassano, la luce pian piano aumenta o diminuisce, e noi ci abituiamo a questi cambiamenti, ci abituiamo anche a quello che non ci piace. Alla fine riusciamo a trovare il buono in ogni stagione e se proprio, da creature ostinate e rigide quali talvolta siamo, non riusciamo a trovare alcuna nota positiva nella stagione che ha 'ucciso' (ma non per sempre) quella da noi amata, ce ne facciamo una ragione, e viviamo nell'attesa che quella stagione torni, certi che lo farà. Sappiamo, insomma, che i cambiamenti stagionali non sono mai definitivi. Sono solo dei passaggi. La Natura non ha niente di definitivo, siamo noi che cerchiamo ottusamente il 'per sempre' e il 'mai' in ogni cosa. Non riusciamo ad accettare che tutto sia temporaneo, che tutto sia in continua evoluzione, che tutto cambi, che tutto vada e torni a tempo debito. Eppure basterebbe comprendere il significato delle quattro stagioni. Basterebbe osservarle. Le quattro stagioni sono la metafora della vita.
domenica 7 aprile 2013
IL FANTASMA DELLA PAURA
Mi sono chiesta più volte come mai io abbia sempre alternato periodi di grande creatività ed esuberanza intellettiva a periodi di encefalogramma pressoché piatto. Ho cercato di analizzare meticolosamente (il mio ascendente in Vergine me lo impone) tutti i periodi di vena creativa e quelli di apatia cerebrale cercando di trovare un comune denominatore per entrambi, e il denominatore è sempre uno, uno solo, chiaro e inequivocabile: la paura, nella sua presenza e nella sua assenza. Ho notato che i periodi di maggiore creatività sono stati quelli in cui ho trovato il coraggio di fare qualcosa che per qualche motivo mi spaventava, ma anche quelli in cui mi sono semplicemente 'lasciata andare', ho 'mollato', ho abbandonato ogni sorta di freni e controllo. Solo in un secondo momento ho capito che anche quello era coraggio e che avevo sconfitto la mia paura più grande, quella che in tante, troppe circostanze mi ha rovinato la vita e impedito di raggiungere importanti traguardi: la paura di non avere tutto sotto controllo, la paura di non poter controllare la mia mente, la mia anima, il mio corpo, e tutto ciò che mi circondava e mi riguardava. Solo quando mi sono fidata, fidata ciecamente di me stessa, degli altri, dell'universo, della vita, la mia vena creativa è venuta fuori e tutte le cose sono andate nel verso giusto, solo in quei momenti mi sono sentita davvero bene, davvero viva. Credo di poter affermare con assoluta certezza che la paura è il nostro più grande limite e il nostro più grande ostacolo. Credo presuntuosamente di poter parlare a nome di tutti perché penso che la paura faccia parte del bagaglio dell'essere umano, che sia compagna di viaggio di tutti noi, anche se non in egual misura e non con le stesse modalità e manifestazioni. Credo anche che sia giusto così, credo che la paura sia, di sua natura, una nostra alleata, e credo che il primo fondamentale passo sia imparare a non aver paura della paura. La paura è solo un segnale dei nostri limiti e serve ad indicarci ciò su cui è necessario lavorare per migliorare la nostra vita. Dobbiamo solo imparare a riconoscerla, accettarla, accoglierla, e poi invitarla gentilmente ad andarsene, spiegandole che la sua presenza è stata utilissima fino a questo momento ma che adesso è diventata inutile perché il coraggio, alleato della nostra crescita, ha preso il suo posto. La paura se ne andrà di buon grado. La paura non ha nessun potere e nessuna voglia di farci compagnia, siamo noi che le diamo potere e che la costringiamo a rimanere al nostro fianco, perché siamo noi che la creiamo, che le diamo vita. Lei, poverina, nemmeno esiste senza di noi.
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